Più di un quarto di secolo è trascorso dalla pubblicazione a New York, per cura della MacMillan, del famoso libro di Harvey Cox, La città secolare, (trad. it., Firenze, 1968). In quel volume, che tanto fece discutere, l’autore sosteneva che l’era della città secolare si prospettava come un’era «assolutamente priva di religione» e che la secolarizzazione sarebbe stata «la liberazione dell’uomo dalla tutela religiosa e metafisica». Oggi sappiamo con assoluta certezza che le tesi raccolte in quel libro non hanno alcun fondamento. La civiltà occidentale contemporanea, nonostante le molte”certezze” raggiunte sia in campo scientifico che in campo economico, non ha affatto perso il suo interesse per la religione e la spiritualità, per cui ad una vita “mondana”, la cui complessità aumenta di giorno in giorno con ritmo apparentemente inarrestabile, sempre più gente vi contrappone un’intensa vita “interiore” orientata su valori quali amore per la natura, fede e autenticità.
Con Massimo Pedrazzi (Formigine ‘59) una potente carica di energia morale non risolta nell’esperienza espressionista e nel cosiddetto realismo sociale e nemmeno utilizzata, come nel caso dell’Arte Povera e di Fluxus, nell’ambizione di realizzare un ideale utopico di riforma sociale, trova il suo naturale, per non dire unico possibile, campo d’azione nell’aderenza con i luoghi più reconditi e inarrivabili dell’anima; e ve lo trova in forma ammirevole, poiché le facoltà inconsce di questa, riconosciute da sempre causa di ciascuna attività spirituale, possono rappresentare un efficace strumento della conoscenza per afferrare il senso non svelato della natura.
La pittura di questo artista, da un punto di vista formale, ricorda gli esiti di taluni protagonisti del Romanticismo e del Simbolismo. Ma se per Boecklin, in accordo con la musica di Wagner, l’uomo era il principale responsabile della fine, causa il suo smisurato orgoglio, dell’incontaminato regno della natura. L’essere di Pedrazzi è, al contrario, completamente integrato in essa e come i progenitori nell’Eden opera e agisce su due differenti livelli, si relaziona ad una forza superiore ordinatrice e nel contempo ricerca per proprio conto i segreti del processo di trasmutazione della materia.
Per rendersene conto si osservi l’ultimo ciclo di opere presentato in anteprima presso il “Castello del Vescovo”, prodotto dall’artista formiginese. Citerò tre esempi, Il primo quadro raffigura un burattino di legno nelle braccia di un giovane dai capelli gonfi a forma di cornucopia, recante la verga e la sfera. Il richiamo a Pinocchio è esplicito, come pure l’allusione al processo di elevazione spirituale del soggetto. Il secondo pezzo mostra una valle, ripresa con prospettiva aerea, dove una gigantesca sfera trasparente è adagiata sopra sette colline ed altrettanti fiumi; due edifici a cupola con statue all’esterno ne controllano l’accesso. Si tratta di una delle tante iconografie del Paradiso, Il richiamo dunque è per un’esistenza spesa in funzione della “Città di Dio”. La terza ed ultima immagine ci mostra un gruppo di persone ripreso frontalmente, tutte quante hanno la medesima espressione rassegnata e allo stesso tempo dignitosa, come quella, tanto per fare un esempio, dei deportati nei campi di sterminio. La volontà qui è quella di ricordare il genocidio di un popolo di stirpe ebraica vissuto ai confini tra la Polonia e la Russia, la cui unica colpa, a detta dei nazisti che lo annientarono, era quella di avere troppa fede nei libri e nella cultura.
Ecco dunque una prima chiave di lettura per valutare gli ultimi lavori di Massimo Pedrazzi. Si tratta di una pittura colta, spesso ispirata a dei testi letterari, che fa riferimento a significati “oltremondani”, ossia religiosi, mistici e cabalistici. L’altro codice di accesso può essere il particolare modello di racconto, legato ad una certa pittura figurativa oscillante tra Simbolismo e Realismo magico. Penso a maestri del passato quali sono Dosso Dossi e Piero di Cosimo per quanto riguarda il rapporto uomo - natura, nonché a celebri pittori moderni tra cui FussIi, Boecklin, Holder e ai meno noti Damby, Martin e Abildgaard per l’atmosfera irreale che essi evocano, ma penso anche, per Impaginazione formale, ad artisti contemporanei come Wainer Vaccari, Stefano Di Stasio e Massimo Livadiotti.
In conclusione Pedrazzi non è pittore della vita moderna e nemmeno dell’evasione esotica, ma pittore della visione simbolica e fantastica che chiude decisamente verso ogni implicazione surrealista. Tutto il suo ultimo lavoro può essere descritto per mezzo di un aforisma mistico.
“Le opere sono pure forme, alle quali la sincerità dell’intenzione dà misteriosamente l’anima”. lbn ‘Atà’Allàh (sufi vissuto in Egitto nel sec. XIII)

di Stefano Gualdi
Opere

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