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Saper uscire dal tempo (anche e non solo dal proprio) e rappresentare l’impossibile è una delle prerogative principali del “fare pittura”. Massimo Pedrazzi (Formigine 1959) da molti anni persegue attraverso la sua ricerca pittorica questa ambiziosa ed irta strada, arrivando non di rado a risultati degni del più alto e visionario “Surrealismo Padano”. Se, all’inizio soprattutto, fondamentale per lui è stata la lezione del modenese Wainer Vaccari, con la maturità Pedrazzi ha saputo staccarsi gradualmente dal maestro inventando mondi e storie oggi assolutamente originali, libere, capaci, soprattutto grazie ad un ammirevole rigore espressivo e tecnico, di trasportare l’osservatore in mondi tanto impossibili quanto evocativamente magici, pur nel contempo rimanendo dipinti dell’anima fortemente contemporanea e legati ad immagini altrettanto strettamente legate alla sua terra di appartenenza.

Paesaggi e luoghi sì provenienti a noi da un tempo antico, ma proiettati in una dimensione impossibile, antica e contemporanea nello stesso tempo, totalmente atemporale; così come senza tempo appaiono i suoi viandanti e amanti, le sue folle ed i suoi antieroi all’eterna ricerca, come il pittore che li rappresenta, dell’impossibile.

Per tutto questo Pedrazzi è oggi uno dei più affascinanti e intensi, rari protagonisti di una visionarietà che riporta la pittura alle sue origini, restituendole il potere di trasportare ogni spettatore in una dimensione lontana dalla bruttezza e dall’ansiosa inquietudine di un tempo che ha perso la capacità di sognare.

Massimo Pedrazzi, L'Inventore dei Sogni
di Alberto Agazzani